SCHEDA LIBRO

  • Titolo: Gesù e i manoscritti del Mar Morto - Il cristianesimo delle origini e l'identità storica di Cristo
  • Autore: Donnini David
  • Prezzo: € 18,00
  • Dati: 255 pagine, illustrato con 24 fotografie a colori, brossura
  • Anno: Marzo 2006
  • Editore: Coniglio Editore - Roma

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  • Recensione

    Sommario:

    Introduzione

    Cap. 1 - Premesse per l’analisi storica del racconto evangelico

    1.1 La struttura stratificata del racconto evangelico.
    1.2 L’immagine leggendaria delle origini cristiane.
    1.3 L’immagine di Cristo negli scritti degli storici romani.
    1.4 Cristiani di Cristo e Cristiani di Paolo.
    1.5 Resurrezioni e nascite verginali:

      1.5.1 Madri vergini
      1.5.2 Il dio che muore e risorge [LEGGI]
      1.5.3 Miracoli

    Cap. 2 - Khirbet Qumran e i manoscritti del Mar Morto

    2.1 Fra le sabbie di Qumran
    2.2 Visita a Qumran
    2.3 Brevi estratti dai Manoscritti del Mar Morto:

    2.3.1 Regola della comunità
    2.3.2 Regola dell’Assemblea
    2.3.3 Documento di Damasco
    2.3.4 Frammento dal Doc. di Damasco
    2.3.5 Regola della guerra

    Cap. 3 - La redazione dei quattro Vangeli canonici

    3.1 La datazione
    3.2 Gli autori e le caratteristiche del loro impegno redazionale

    Cap. 4 - Il mistero di Barabba

    Cap. 5 - Il problema del titolo Nazareno

    Cap. 6 - Il martirio zelotico e quello cristiano

    Cap. 7 – Il problema del discepolo senza nome

    7.1 Personaggi sinottici e giovannei
    7.2 Assenza di brani nei sinottici e nel quarto Vangelo.
    7.3 Il primato di Pietro.
    7.4 Linguaggi di stile qumraniano.
    7.5 Assenza dell’istituzione dell’eucarestia.
    7.6 La cronologia solare.
    7.7 e suddivisioni
    7.8 L'attribuzione della paternità del quarto Vangelo
    7.9 Il discepolo senza nome
    7.10 La contraffazione delle identità
    7.11 Lazzaro, non Giovanni, come discepolo che Gesù amava
    7.12 Lazzaro censurato dai Vangeli sinottici
    7.13 Gesù come parente di Lazzaro
    7.14 Maria Madd. controfigura di Maria sorella di Lazzaro
    7.15 La controfigura sinottica dello stesso Lazzaro
    7.16 La resurrezione e la rinascita
    7.17 Eleazar ben Jair
    7.18 Lazzaro dei Vangeli e Lazzaro di Masada

    Cap. 8 - Perché San Paolo ha inventato il cristianesimo?

    Cap. 9 - 7Q5, il frammento della discordia

    9.1 Il ritrovamento
    9.2 Le prime resistenze
    9.3 Impostazione corretta del problema
    9.4 I Vangeli primitivi

    Cap. 10 - Cristo e Qumran, la chiave di un rapporto controverso

    10.1 Premesse storiche

    10.1.1 - I precedenti storici.
    10.1.2 - (168 - 134 a.C.), periodo asideo
    10.1.3 - (134 - 31 a.C.) periodo classico
    10.1.4 - (31 - 4 a.C.), periodo erodiano
    10.1.5 - (4 a.C. - 68/69 d.C.), periodo zelotico
    10.1.6 - (68/69 d.C. - 73), periodo romano
    10.1.7 - (132 d.C. - 135), periodo di Simon bar Kokba

    10.2 Il movimento zelota
    10.3 L'ingresso degli zeloti nel movimento esseno
    10.4 Gli zeloti si spostano dalla Galilea alla Giudea
    10.5 Convergenze fra zeloti, qumraniani e cristiani-ebrei
    10.6 Il rapporto fra Cristo e gli esseni
    10.7 Il complotto messianico
    10.8 Paolo e il complotto antimessianico
    10.9 Cristiani-ebrei, nazorei ed ebioniti
    10.10 Apostoli, fratelli e zeloti
    10.11 Genialità della sintesi paolina
    10.12 Eredità essena ed eredità paolina a confronto
    10.13 Le obiezioni dei cattolici
    10.14 Conclusioni

    Cap. 11 - Alle origini del Vecchio Testamento

    11.1 Premessa
    11.2 Un faraone particolare
    11.3 Gli ebrei in Egitto
    11.4 Mosè egiziano
    11.5 Un popolo eterogeneo
    11.6 David, l’unto di YHWH
    11.7 Il regno di dio
    11.8 Un libro sacro

    Bibliografia


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    1.5.2 - Il dio che muore e risorge

    Presso innumerevoli religiosità antiche è presente la mitologia del dio, o meglio della sua incarnazione, che muore e risorge.
    In Egitto è il caso di Osiride, di cui abbiamo visto che condivide con Gesù anche la nascita verginale. In Grecia e in diverse località dell'Asia occidentale, specialmente in Siria, si celebrava in primavera, all'incirca nel periodo che poi fu caratteristico della Pasqua cristiana, la morte e la resurrezione di Adonis: "…nel giorno del sangue, si piangeva per Attis, sulla sua effigie che veniva poi sepolta… ma, al cader della notte, la mestizia dei fedeli si mutava in allegrezza. Una luce brillava subitamente nelle tenebre, si apriva il sepolcro, il dio era risorto dai morti… il mattino seguente, 25 marzo, considerato l'equinozio di primavera, la divina resurrezione veniva celebrata con esplosioni di gioia…" (J. G. Frazer, Il ramo d'oro, Newton Compton, 1992).
    Le stesse cose si possono dire di Mitra, divinità persiana il cui rituale aveva avuto una straordinaria diffusione nell'impero romano, lo stesso imperatore Costantino era un fedele del culto di Mitra. Anche Mitra moriva e risuscitava e la sua nascita era omologata a quella di numerosi altri dei solari siriani ed egiziani, che venivano partoriti dalla madre vergine nella notte del 25 dicembre. "…sia per dottrina che per rituali, il culto di Mitra sembra presentasse molti punti di contatto non solo con la religione della madre degli dei, ma anche con quella cristiana. Punti di contatti rilevati anche dai padri della chiesa, che li definirono opera del demonio intesa ad allontanare l'animo umano dalla vera fede, mediante una falsa imitazione di essa…" (idem). Che dire, a proposito della contestazione di imitazione, dal momento che il rito mitraico è antecedente a quello cristiano?
    Un altro caso di evidente somiglianza teologica con Gesù è quello che riguarda il greco Dioniso, che moriva e scendeva negli inferi, per poi risuscitare. Nel caso di questa divinità troviamo un altro sorprendente elemento di parallelismo col cristianesimo, ovverosia il rito della teofagia: "…durante la festa, i suoi fedeli ritenevano senza dubbio di fare a pezzi il dio stesso, cibandosi della sua carne e bevendone il sangue…" (idem). In realtà la morte e la resurrezione non riguardavano solamente il dio incarnato ma, spesso, appartenevano ad un rituale iniziatico che coinvolgeva gli adepti. Anche questo è un aspetto delle religiosità non cristiane che la nostra cultura occidentale ha sempre ignorato, non solo per un atteggiamento inculturale di sufficienza nei confronti delle altre confessioni ma, specialmente più indietro nel tempo, per evitare ogni possibile sospetto che il cristianesimo potesse avere qualche debito nei confronti dei riti e delle credenze di altre religioni più antiche.
    Il rito della "discesa nella morte" è forse l'elemento più importante che accomuna tutte le spiritualità iniziatiche precristiane e non poche di quelle che ancora esistono in altre aree culturali del pianeta. Infatti molte filosofie insegnano, e ancor più hanno insegnato nel passato, che l'uomo non può conoscere le verità spirituali attraverso un processo che utilizza i suoi sensi ordinari o le facoltà della mente intellettiva. Secondo queste discipline è proprio il ritiro dall'utilizzo delle facoltà fisiche e psichiche del corpo e del cervello che consente all'uomo la conoscenza della natura di fondo del proprio essere e della causa causarum, ordinariamente nascoste dalle apparenze illusionanti dei sensi e della mente. Naturalmente questa non è la sede per affrontare una discussione teologica sui contenuti di queste credenze. A noi basta porre l'attenzione sul fatto che la chiesa cristiana ha sempre energicamente combattuto con ogni mezzo questa visione gnostica ed iniziatica, che può portare l'adepto ad una sua emancipazione spirituale autonoma, per privilegiare al contrario la via dell'indottrinamento dogmatico e della sottomissione all'autorità guida del clero ecclesiastico.
    Ciò che voglio comunicare, a chi eventualmente fosse totalmente digiuno di ogni conoscenza relativa a discipline iniziatiche di questo genere, è il fatto che in esse si crede all'importanza fondamentale della realizzazione di una visione interiore illuminante, attraverso stati di coscienza alterati che possono essere il frutto della meditazione intensa, dell'ipnosi, della trance autoindotta, persino dell'esperienza connessa con una catalessi provocata (la morte temporanea). I conoscitori e i seguaci del buddismo non avranno alcuna difficoltà a comprendere queste mie parole, dal momento che Buddha stesso, protagonista di una illuminazione, invita i suoi fedeli a cercare questa condizione di conoscenza superiore.
    In tempi attuali abbiamo una autentica testimonianza di questo rito della discesa nella morte, sopravvissuta all'opera del tempo che cambia le cose e delle istituzioni che cancellano ciò che disturba la loro egemonia. Mi riferisco ad una pratica straordinaria, in uso presso gli adepti dello yoga tantrico indiano, che porta il nome di kechari mudra. Essa può essere compiuta esclusivamente da iniziati esperti, poiché non solo è molto difficile, ma è estremamente pericolosa. Consiste nel realizzare una sospensione prolungata del respiro, che però non porta al decesso fisico, bensì ad una catalessi guidata in cui il metabolismo corporeo si abbassa producendo una condizione di morte apparente. La cosa è stata controllata più di una volta dai fisiologi occidentali, i quali hanno dovuto constatare le straordinarie capacità degli yogi che la praticano. Qualcuno di costoro si fa addirittura seppellire sotto un metro e più di terra. Alla fine di tutto, dopo ore o giorni, l'adepto riprende conoscenza e torna alla vita normale, proprio come un autentico risuscitato.
    Perché, ci possiamo domandare noi, questo desiderio di affacciarsi sull'al di là era così comune nell'universo delle spiritualità antiche? In parte abbiamo già risposto, quando abbiamo accennato brevemente all'esperienza illuminante che consiste nel superamento del limiti sensoriali e mentali della coscienza ordinaria, in parte lasceremo che siano i versi di un antico scritto indù a risponderci ulteriormente: "…lasciate ora che vi parli dell'eccelsa disciplina del samadhi, che mette fine a questa esistenza mortale, porta alla felicità ed elargisce quella suprema beatitudine che è il Brahman… come il sale, sciolto nell'acqua, diventa tutt'uno con essa, così l'anima e la mente diventano una cosa sola, e questo mescolarsi è conosciuto come samadhi… lo stato di equilibrio, nel quale cessa ogni attività di vita e si dissolve ogni attività della mente, è conosciuto come samadhi… superati tutti gli stati ed abbandonata ogni consapevolezza, lo yoghi rimane come morto. In verità egli è liberato…" (Swami Svatmarama, Hathayogapradipika).
    Se dunque l'India conserva ancora questi "fossili viventi", non possiamo dire che essa ne sia, o ne sia stata specialmente nel passato, l'unica depositaria. Anzi, pratiche di questo genere erano conosciute in tutte le spiritualità iniziatiche, dall'Egitto, attraverso la Palestina, la Mesopotamia e la Persia, fino all'estremo oriente. Un antico rito egiziano simulava nella sua scenografia esteriore una vera e propria cerimonia funeraria, con l'adepto che veniva chiuso in una cripta per poi essere estratto, ancora in condizione di trance, dopo tre giorni; anch'egli diventava così, un risuscitato.
    Abbiamo ottime ragioni per credere che nelle comunità iniziatiche ebraiche, come gli esseni (Palestina) e i terapeuti (Egitto), da cui sono derivate le concezioni note come Cabbalah, fossero comuni pratiche di questo genere. Ed è in questa chiave che deve essere letto, con ogni probabilità, il cosiddetto miracolo della resurrezione di Lazzaro.

    6 FRA LE 24 IMMAGINI DEL LIBRO:


    Giara contenente i Rotoli


    Grotte di Qumran


    Vasca rituale a Qumran


    Rovine di Qumran


    Rovine di Gamala (Gamla)


    Rovine di Masada

    Un'investigazione originale ed esaustiva sulla nascita del Cristianesimo e sulla figura storica di colui che ne è universalmente ritenuto l'unico fondatore: Gesù di Nazareth. Frutto di anni di studi e di indagini sul campo, il libro tratta aspetti poco noti sulle origini della religione più diffusa del mondo, sconfessando tante "verità" ufficiali e mostrando i modi in cui la Chiesa, attraverso i secoli, ha progressivamente tessuto l'immagine di un Cristo molto diverso dal personaggio storico. L'autore ci guida alla scoperta dei rapporti fra l'ebreo Gesù e i movimenti rivoluzionari e fondamentalisti della Palestina del I secolo: esseni, zeloti, qumraniani. Una particolare attenzione è dedicata all'analisi delle identità storiche di personaggi come gli apostoli, i fratelli, i genitori, Maria Maddalena, Lazzaro... La letteratura evangelica rivela così le sue profonde relazioni e derivazioni dai Manoscritti del Mar Morto, i celebri documenti ritrovati a Khirbet Qumran nel 1947. La tesi cattolica della totale estraneità fra i cristiani primitivi e i membri della setta qumraniana è messa sotto accusa e mostrata nella sua tendenziosa inconsistenza. Il libro ha un carattere laico e scientifico, anche se non è possibile considerarlo un'espressione dell'anticlericalismo materialista ma, piuttosto, il risultato di una ricerca del significato più autentico del Cristianesimo. David Donnini, autore tra l'altro di testi sulle religioni orientali, ha già pubblicato su questo argomento:
    - NUOVE IPOTESI SU GESÙ (Macro Edizioni - 1992)
    - CRISTO, UNA VICENDA STORICA DA RISCOPRIRE (R. Massari Editore - 1994)