![]() | UN GESTO DEVOZIONALE |
Accadde una sera che Gesù fu invitato nella casa di un fariseo di nome Simone, in occasione di un banchetto al quale erano presenti numerose persone. L’episodio è riportato nel Vangelo secondo Luca, alla fine del settimo capitolo
"Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice". Gesù allora gli disse: "Simone, ho una cosa da dirti". Ed egli: "Maestro, dì pure". "Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?". Simone rispose: "Suppongo quello a cui ha condonato di più". Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene". E volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco". Poi disse a lei: "Ti sono perdonati i tuoi peccati". Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: "Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?". Ma egli disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!"" (Lc 7,36-50)
Non sappiamo né dove, né quando si sarebbe svolto il fatto. Sappiamo solo che Gesù accettò e si sedette a tavola, fra gli altri commensali. Improvvisamente, nel corso del convivio, irruppe sulla scena una donna definita semplicemente "una peccatrice di quella città" (Lc 7, 37).
Era intervenuta di proposito perché aveva saputo che il maestro si trovava in quella casa, ed era accorsa portando con sé "un vasetto di olio profumato" (ibidem).
A voler essere precisi le versioni greche e latine del testo lucano non riportano l’espressione "un vasetto di olio profumato", che lascia immaginare un oggetto di modesto valore, ma specificano "alábastron murou", "attulit alabastrum unguenti" (Si veda Novum Testamentum graece et latine, a cura di Eberhard Nestle, Stoccarda 1957). L’ignota signora aveva con sé un prezioso vaso d’alabastro pieno di unguento. Sembra che i traduttori abbiano preferito svilire l’immagine di quell’oggetto.
È singolare che costei sia entrata nella casa del fariseo durante un banchetto cui partecipavano molti invitati, pur essendo nota come una peccatrice di quel villaggio. Dobbiamo forse intenderla come una prostituta? Tanto più che il padrone di casa domandò se Gesù fosse al corrente di "chi e che specie di donna è colei che lo tocca" (Lc 7, 39). Una frase decisamente severa. Ma ella, del tutto incontrastata, si era chinata ai piedi del maestro, li aveva unti con l’olio profumato e poi, piangendo, si era messa ad asciugarli coi suoi stessi capelli.
Un gesto di semplice devozione? Ambientato in una situazione che, comunque, ci lascia abbastanza perplessi. Non foss’altro perché la donna poco stimata era stata accolta nella casa del fariseo Simone e si era presa grandi libertà nei confronti di un onorevole convitato. Inoltre, era possibile che una vile popolana possedesse un oggetto così prezioso?
Ma ecco che i presenti, dopo averla lasciata fare sino a quel momento, espressero alcune osservazioni. A cominciare dal fariseo Simone, il quale mise in dubbio l’autorità dello stesso Gesù, deplorando che si lasciasse toccare da una femmina comunemente disprezzata. Gesù non mancò di rispondere prontamente assumendo le difese della donna. Questa, secondo l’interpretazione cattolica, deve essere identificata come Maria Maddalena. Anche perché poco dopo lo stesso evangelista Luca cita "Maria Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni" (Lc 8, 2).
Stando ai vangeli secondo Marco e Matteo, Gesù, pochi giorni prima della fatidica pèsach, sarebbe stato invitato a un banchetto nella casa di un certo Simone, questa volta definito "lebbroso" e non "fariseo". I due racconti sono praticamente identici:
"Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: "Perchè tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!". Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: "Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto". Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per consegnare loro Gesù. Quelli all’udirlo si rallegrarono e promisero di dargli denaro. Ed egli cercava l’occasione opportuna per consegnarlo" (Mc 14,3-11).
"Mentre Gesù si trovava a Betània, in casa di Simone il lebbroso, gli si avvicinò una donna con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. I discepoli vedendo ciò si sdegnarono e dissero: "Perché questo spreco? Lo si poteva vendere a caro prezzo per darlo ai poveri!". Ma Gesù, accortosene, disse loro: "Perchè infastidite questa donna? Ella ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi, me, invece, non sempre mi avete. Versando quest’olio sul mio corpo, lo ha fatto in vista della mia sepoltura. In verità vi dico: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero, sarà detto anche ciò che ella ha fatto, in ricordo di lei". Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: "Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?". E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo" (Mt, 26,6-16).
utilizzano quasi le stesse parole. Anche qui, nel corso del convito, apparve improvvisamente una donna che recava un "vasetto di alabastro di olio profumato di nardo genuino di gran valore" (Mc 14, 3). Sembra che le donne ebree possedessero comunemente oggetti pregiati di questo genere. Ella "glielo versò sul capo mentre stava a mensa" (Mt 26, 7).
Il gesto assomiglia molto a quello che abbiamo visto nel racconto lucano, anche se in quel caso sembra essersi svolto molto prima della pèsach in cui Gesù fu condannato. Inoltre dal racconto lucano la donna può essere identificata nella persona di Maria Maddalena, mentre Marco e Matteo la lasciano del tutto anonima. La conclusione, in ogni caso, è sempre la stessa: i presenti si sdegnarono per il gesto della donna e Gesù ne prese incondizionatamente le difese.
È credibile che l’episodio sia doppio, praticamente con lo stesso sviluppo dei fatti, sempre nella casa di un certo Simone? Perché i traduttori del vangelo di Luca hanno censurato l’alabastro, quasi a voler differenziare questo brano da quello dei vangeli di Marco e di Matteo?
Un contributo essenziale al chiarimento della questione ci è offerto dal vangelo secondo Giovanni:
"Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: "Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?". Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: "Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me". Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù"
(Gv 12, 1-10).
Anche qui infatti si parla di un banchetto cui era stato invitato Gesù, nel corso del quale sopraggiunse una donna che "presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò coi suoi capelli" (Gv 12, 3).
La scena contiene caratteri che collegano il racconto lucano a quello degli altri due evangelisti sinottici. Come nella versione di Marco e Matteo, si tratta di olio di nardo, molto prezioso. Come nella versione di Luca, il profumo sarebbe stato versato sui piedi e asciugato coi capelli della donna.
La convinzione che, in tutti i casi, si stia parlando dello stesso episodio, si fa piuttosto plausibile. Anche perché la conclusione non cambia nemmeno nella versione giovannea: i presenti si indignarono, criticarono Gesù e la donna, il maestro ne prese energicamente le difese.
Che difficoltà ci può essere ad ammettere che Luca ha semplicemente anticipato il fatto nella narrazione evangelica? La risposta a questa domanda ci giunge nel momento in cui, leggendo attentamente la versione giovannea, notiamo che essa contiene un’identificazione precisa del tempo, del luogo e dei personaggi.
Il tempo è sei giorni prima della pèsach alla cui vigilia Gesù fu condannato. In particolare il banchetto si sarebbe svolto nel giorno precedente il suo ingresso messianico in Gerusalemme, quando la gente lo accolse come il liberatore messianico "figlio di Davide". Mancava pochissimo alla sua crocifissione. Il luogo è il villaggio di Betania, a poco più di mezz’ora di cammino dalla città santa. I personaggi del convivio sono Lazzaro "che egli aveva risuscitato dai morti" (Gv 12, 1), nonché le sorelle di lui, Marta e Maria. Proprio quest’ultima sarebbe stata la protagonista del gesto. Normalmente la tradizione cristiana è solita chiamarla "Maria di Betania".
La difficoltà consiste nel fatto che le donne col vasetto d’alabastro sarebbero state, secondo la tradizione cristiana, Maria Maddalena nel racconto lucano e Maria di Betania nel racconto degli altri tre evangelisti. Ammettere l’identità degli episodi significherebbe ammettere l’identità delle due Marie. Significherebbe scoprire che Maria Maddalena, o Maria di Magdala come a volte è definita la donna che era accorsa al sepolcro e aveva visto per prima il maestro risorto, altri non era che la sorella di Lazzaro e di Marta, abitante nel villaggio di Betania,
"La liturgia latina (diversamente da quella greca) identifica questa Maria Maddalena con Maria di Betania, sorella di Marta e Lazzaro, e con la peccatrice anonima di cui parla Luca (Lc 7,36-50), festeggiandola il 22 luglio" (dalla voce "Maria Maddalena, Santa" del Grande Dizionario Enciclopedico UTET, a cura di Pietro Fedele).
Dopo questi confronti e queste considerazioni ci rendiamo conto che è troppo sbrigativo ammettere che per due volte si sia compiuto l’episodio dell’unzione, con modalità identiche ma con protagoniste diverse, e che in entrambe le circostanze (se di due circostanze si tratta) il significato sia stato semplicemente quello di un gesto devozionale. Comprendiamo quanto sia necessario approfondire l’importanza del villaggio di Betania nella vita di Cristo, e della famiglia che lo accoglieva nella sua casa come fosse stato un parente.